Ho i brividi di freddo, nonostante il saccoapelo protettivo, i due maglioni, il "neiku della salvezza" e la sciarpetta strategica contro gli spifferi. (Dado insegna...) Avrei anche un bisogno disperato di andare in bagno, ma so che non mi sara' mai possibile. La schiera di disperati che dorme sul corridoio sono un ostacolo insormontabile, in questo buio pesto. E' Ferragosto. In questo momento dovrei essere in spiaggia a fare a gavettoni, chesso', o ad abbuffarmi di fritto misto e pepata di cozze... Sono invece schiacciata nell'ultima fila di un lurido sleeper bus, nella provincia piu' povera della Cina, ad una media di 4500 mt di altezza, nel gelo polare della notte... Ed io che pensavo che trascorrere il Ferragosto in ufficio fosse gia' la peggiore delle punizioni....
Dopo alcuni giorni di "ricovero" a Yushu, alla scoperta dei suoi bei templi deserti e delle sue feste popolari, abbiamo preso l'irresponsabile decisione di recarci direttamente a Xining, la capitale provinciale del Qinghai, saltando qualche tappa intermedia di minor nota, per poter sperare di essere a Kashgar per una domenica (non si e' capito bene ancora quale, visto che leggendo il materiale portatoci appresso, i luoghi da visitare in Xinjiang sono andati moltiplicandosi...)
Le premesse avrebbero dovuto suscitare un campanello d'allarme: un viaggio di 20 ore, su strade "in rifacimento". La vista del pullman GranTurismo, anziche' i soliti carretti a motore che circolano da queste parti, ci aveva illuso che il viaggio verso la capitale potesse in fondo essere un esperienza relativamente confortevole.... A biglietto acquistato, l'amara sorpresa. I nostri posti sono alla fine dell'autobus, su un immensa cuccetta poligama...a castello. La sola vista del loculo mi suscita un attacco di panico claustrofobico. Cerco di corrompere ogni tibetano e cinese che mi capita sotto mano. Nessuno e' disposto a far cambio, neanche per somme che si aggirano sull'intero costo del biglietto. Sgorgano le prime lacrime. Poi mi dico: "Rossana, la finisci di fare la laowai colonialista isterica? Hai voluto la bicicletta, e mo' pedali!" Tiro un respiro ed entro nel ventre della balena. Dopo essermi posizionata a dovere, la prospettiva non sembra nemmeno cosi' orrenda, con vista ape
rta su tutto il corridoio. Io ed Elena ci liberiamo degli avanzi lasciati dai precedenti avventori (cartacce, resti di cibo, mozziconi di sigaretta incastonati nel finestrino), posizioniamo i piumoni luridi in dotazione alle nostre spalle. Penetriamo nel saccoapelo. Un habitat impeccabile. Votiamo per la filosofia del "meglio 20 ore sdraiati qui, che 20 ore seduti..." In Cina si impara a godere delle piccole gioie della vita...piccolissime...
Mezzogiorno. L'autobus parte. Addio Yushu, addio Longwang Hotel, addio gente stupenda che si e' presa cura di noi!
Dopo i primi kilometri (50...) di strada dissestata che gia' conoscevamo, il manto stradale riacquista consistenza accettabile. Proseguiamo in mezzo a distese sterminate, con montagne all'orizzonte, un orizzonte perfino piu' ampio di quello dei giorni precedenti. Le nuvole si muovono nel cielo, creando zone di luce ed ombra irreali. E' l'altipiano del Qinghai in tutta la sua potenza, un luogo apparentemente ostile alla vita, eppure punteggiato da fiori gialli e da bellissimi nontiscordardime. Non incontriamo centri abitati per ore, soltanto qualche accampamento nomade di tende bianchissime e gli immancabili yak, i veri protagonisti della zona, che ti attraversano la strada con una nonchalance disarmante, che ricorda da vicino certi ciclisti di Shanghai... Ad ogni frenata rischio di percorrere l'intero corridoio, inforcando tutti quelli che vi si sono posizionati strada facendo (classico degli autobus cinesi, che partono coi posti contati e poi raccolgono parenti e amici lungo la strada, occupando ogni centimetro occupabile...)
Passiamo un passo a 4820 metri. Subito dopo l'autista decide di fermarsi per la prima sosta...giusto per testare che nessuno svenga per mancanza di ossigeno... L'altipiano non e' il luogo ideale per i bisogni delle signore. Cerchiamo riparo in una sorta di conca, ad un metro circa dal livello stradale. Un gringos in moto pero' si accorge di noi, e si ferma a godersi lo spettacolo. Senza pudore. Imprechiamo, facciamo gestacci, ma nulla da fare. Ha un posto in prima fila e non intende rinunciarci. Decidiamo dunque di fare la nostra buona azione quotidiana. La vista di due culi bianchi, qualcosa che potra' raccontare agli amici per tutta la vita...
Il primo villaggio e' Maduo, il luogo in cui saremmo stati diretti se non avessimo cambiato i piani. La vista delle sue 10 case diroccate , 7 delle quali adibite a bettole ad uso esclusivo dei camionisti di passaggio e degli avventori dei 4 pullman giornalieri tra Yushu e Xining, rafforzano la nostra decisione: "Meglio altre 12 ore di pullman, che una notte qui..." Si' e' alzato un vento gelido e il secondo bisogno all'aperto della giornata e' un'esperienza piu' intima, ma difficoltosissima...
22:00 Ci rimettiamo in strada, mentre fuori inizia a fare buio. Presto il paesaggio non sara' piu' una distrazione, e dovremo scendere davvero a patti con il nostro essere su un autobus, come si suol dire, "in the middle of fucking nowhere..." e di doverci passare l'intera nottata.
23:00 L'autobus si trasforma in una barca e la strada e' un mare in tempesta. La pioggia che batte sui vetri e lo sciabordio delle ruote nelle pozze di fango accentuano ancor di piu' questa sensazione. Il miraggio di un manto stradale onesto improvvisamente viene meno e nella terra si aprono delle voragini spaventose.
24:00 Le nostre borse di viveri posizionate alle spalle, iniziano a cadere verso il basso. Le mele e i pomodori si insinuano tra le nostre teste, Elena sembra sempre piu' uscita da un dipinto di Arcimboldo...
1:00 L'autobus non e' una barca, e' ora un mostro che si sposta sulle sue enormi zampe palmate, facendo tremare la terra sotto di se'. Siamo a Jurassic park! Siamo tutti e tre svegli, ovviamente. Inizia la fase del riso isterico.
2:00 La strada e' pressoche' impercorribile da mezzi non cingolati. Il nostro autista sta facendo miracoli....
3:00 La pipi' si sta impossessando di ogni mio organo e sto piano piano perdendo la sensibilita' agli arti.
4:00 Finalmente una sosta vera. (non le mille fatte per consentire ad altri mezzi di passare, incluse certe retromarce improponibili...) Scatto fuori. Mi posiziono dietro al pullman, nel fango, noncurante delle luci dei freni, che si accendono proprio sul piu' bello. Anche Elena e' con me. Niente ci inibisce piu'... Henri finge di non conoscerci...
5:00 Inizia ad albeggiare e ormai cullata dai balzi, mi addormento... (Come diceva Anna dai capelli rossi: "ci si abitua a tutto, anche a stare appesi ad un chiodo")
8:00 Il ritorno su strade asfaltate, alle porte della citta' mi fa risvegliare bruscamente...
Francamente mi chiedo con che coraggio chiamino questa "risistemazione" Hanno divelto 500 km di strada in maniera selvaggia (ammettendo che la strada ci sia davvero mai stata....)
Xining ci appare come un meraviglioso porto di quiete. Prendiamo il primo taxi. Henri: "l'hotel piu' bello di Xining, presto!" Ce lo meritiamo!
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