La notte all'hotel Ziyorat trascorre senza inconvenienti (E' solo in Cina che qualcuno cerca regolarmente di entrarti in camera, non per forza con cattive intenzioni...) Il mostro sovietico non prevede la colazione e ci mischiamo percio' tra la folla del bazaar, per incominciare la giornata con uva fresca, pane appena sfornato, te caldo e la versione uzbeka della Zuppa del Casale. (il tutto per 500 sum...meno di 50 centesimi!)
La giornata in questa roccaforte della via della seta prevede la visita di Margillan, un paese famoso per le sue seterie, in alcune della quali la produzione avviene ancora completamente a mano. La fabbrica Yodgorlik e' bella e ben tenuta e i diversi edifici sono collegati da bei cortili all'ombra dei vitigni. L'ultimo rampollo della famiglia parla un ottimo inglese ed e' felice di mostrarci tutto il procediemento.
Per la prima volta vengo a diretto contatto con i bachi da seta e il processo di estrazione dei fiamenti, in uno stanzone dall'odore nauseabondo, tanto caldo e umido, da far rimpiangere i pomeriggi di luglio Shanghaiesi. Ammettiamolo ragazze, quando indossiamo le nostre belle vestaglie di seta si fa fatica ad immaginare che tutto alla fine derivi da larve morte che si automummifcano avviluppandosi in un guscio lattiginoso...
Una decina di signore lavorano con le mani immerse in calderoni d'acqua bollente, maneggiando centinaia di ovuli alla volta. Una di loro mi regala un baco ancora intatto, bianco candido, e vi attorciglia del filo gia' estratto.
I passi successivi sono meno rivoltanti, ma altrettanto difficoltosi. Nella sala della tintura l'alchimista del colore mischia fiori, cortecce e semi, per ottenere splendidi colori naturali, Piu' avanti, il maestro che compone la trama del tessuto da semplici rocchette di fili, muove le dita a velocita' sovrumana. Il passaggio finale ai telai e' affidato a decine di ragazze, che passano ore ed ore pestando sui pedali. Sotto le gonne colorate immagino abbiano polpacci da calciatore...
Dopo la seta e' la volta di un'altra delle mie passioni divoranti: la ceramica. Con un minibus raggiungiamo Rishton, un villaggio al confine con il Kyrgyzstan, famoso per la produzione di ceramiche dai colori blu cobalto e turchese. Sull'autobus incontriamo un ragazzo ce parla inglese e che "si offre" di accompagnarci a visitare direttamente qualche produttore (in verita' alla fine della giornata ci mostra il conto di 20 USD, il che ci lascia un po'' di sasso. Ma in fondo anche noi siamo gente che vive sulla conoscenza delle lingue, quindi paghiamo senza batter ciglio... la prossima volta pero' magari cercheremo di stabilire prima il costo di certe "amicizie")
Guidiamo dentro un labirinto di stradine di terra battuta, con case basse intonacate di bianco e portali azzurri, dietro cui si nascondono cortili colmi di fiori e di frutti. il maestro Asror produce grandi piatti da plov, con decorazioni concentriche, geometriche e floreali, la vista dei quali induce in uno stato di ipnosi tale da non poter fare a meno di acquistarli. Siamo stati a centellinare ogni grammo inserito nello zaino ed ogni mattina provo un certo sollievo quando ingerisco la compressa multivitaminica, eliminandone il peso. Poi a Rishton compriamo due piatti da plov di 30 cm di diametro l'uno... (Plov, piatto di riso, verdure e carne, servito su un piatto unico al centro della tavola. Pezzo forte di ogni cena uzbeka)
Visitiamo un altro paio di produttori, felici di mostrarci anche il procedimento (ormai a noi noto, dopo i corsi di Shanghai) e colleioni personali di antichi pezzi che mi mandano in visibilio...
Con 5 chili buoni in piu' negli zaini, saltiamo sull'ennesimo minibus, alla volta di Kokand alla ricerca degli splendori dell'antico khanato. In autobus un vecchio uzbeko ci offre del tabacco, che qui viene strategicamente posizionato fra i labbro e la gengiva inferiore, ma rifiutiamo. Non siamo ancora pronti a tanto... Giunti a Kokand giriamo per 1/2 ora in taxi alla ricerca del B&B segnalato dalla guida, solo per scoprire che il suddetto e' in ricostruzione. La padrona ci affida ad un'amica, Faya, che ci conduce a casa di un'altra amica, Masha. Siamo nelle mani di una cricca di donnone corpulente, sorridenti e colorate! E' chiaramente una casa privata con un letto in piu', e i 30 USD richiesti ci sembrano un po' una ladrata, ma apprezziamo il gesto, che ci salva, tra l'altro, dall'unico altro hotel della citta', l'Hotel Kokhand, a quanto pare infestato dagli scarafaggi.
Siamo affamati e Faya ci accompagna ad ristorante centrale, insieme all'autista di taxi, Olim, che ci ha evidentemente presi a cuore. Il caso vuole che al ristorante siano in corso i festeggiamenti di un matrimonio. Ora, non capiamo esattamente come accada, ma nel giro di pochi minuti ci ritroviamo seduti ad uno dei tavoi degli invitati. Il tutto e' particolarmente assurdo, perche' dubitiamo fortemente che sia Faya che Olim fossero loro stessi invitati. Gli sposi sono, da quel che riusciamo a carpire, i figli di due personalita' politiche del luogo, e la sala straripa di gente, su tavoli divisi per sesso. Io sono ammessa in un tavolo di uomini.
Come credo immaginerete, il guardaroba di un viaggio come il nostro non prevede esattamente un'abbigliamento consono ad occasioni quali matrimoni. Avessi avuto un minimo di preavviso, avrei almeno potuto sfoggiare il mio famoso completo da Regina dell'Islam, che giace ancora inctoccato in fondo allo zaino.... Indosso invece luridi pantaloni verdi militare e maglietta grigio topo che indosso da Tashkent e in cui ho viaggiato, dormito, visitato i calderoni della seteria, giocherellato con la creta... Ora che ci penso, ho anche un baco di seta in tasca....Henri sembra il fratello giovane del Mullah Omar, con con una specie di corto kaftano da cui fuoriesce anche una buona porzione di petto. Eppure nessuno sembra notarlo, anzi, diventiamo immediatamente le star dello show. Credevo che queste situazioni avvenissero solo in Cina. Invece sembrerebbe che anche qui lo straniero possieda qualche strano potere d'incanto. Abbiamo svariate telecamere puntate addosso e gente che fa la coda per essere fotografata con noi.
Ci viene richiesto di pronunciare qualche frase di buon augurio agli sposi, nelle nostre rispettive lingue. FACILE. Dopo l'augurio, la tradizione vuole che si danzi, e facciamo percio' un ballo a due, sotto gli occhi di tutti. DIFFICILE. Poi veniamo accompagnati al tavolo degli sposi che ci offrono dei soldi simbolici, che dobbiamo poi buttare in un tamburello. Siamo confusi....
Nella sua assurdita', ci sentiamo privilegiati di poter assistere a tutto questo. Ma quando finalmente Faya ci comunica che e' ora di tornare a casa, siamo abbastanza sollevati. Riusciamo a uscire di scena in maniera abbastanza inosservata. Soltanto schiere di bambini salutano la nostra partenza gettando frutta dalla finestra. Una mela mi arriva dritta in testa, esalando il suo succo a fissaggio della mia piega gia' abbastanza vergognosa!
Un'altra pazza giornata in Asia Centrale!
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