A chiunque si chieda se oggigiorno sia il caso di viaggiare in Tajikistan, la piu' piccola e povera delle Repubbliche, dilaniata dalla guerra civile fino a meno di 8 anni fa, diciamo che non solo e' il caso, ne vale anche mille volte la pena. Dopo un'attenta ispezione del paese, riteniamo che i maggiori pericoli che un turista possa incontrare oggi giorno siano, nell'ordine:
1) cadere in uno dei tanti tombini scoperchiati (che come a Bishkek abbondano ad ogni angolo delle strade poco illuminate (leggete blog di Henri. Bishkek: a city with no man-hole covers)
2) essere colpiti da un frutto sotto i numerosi alberi che adornano giardini e strade
3) ferirsi con la carta igienica. (il blog di Henri ne riporta una descrizione precisa.The TP mistery )
Abbiamo incontrato gente fantastica lungo tutto il percorso e i tajiki oltre che straordinariamente belli sono genuinamente cortesi. Mi ricordo quando nel 2001 Henri aveva pensato di rispondere alla per. A 5 anni di distanza, anche senza nessun rimpianto, mi dico che forse non sarebbe stato poi cosi male.
Le citta' visitate (Khojand / Istaravshan / Dunshanbe) non vantano grande interesse storico o architettonico, ma lo spettacolo naturale delle montagne che occupano gran parte del paese e' mozzafiato. Purtroppo non abbiamo avuto tempo di andare nel Pamir, ma gia' la via che unisce Khojand a Dunshanbe e' forse uno degli spettacoli montani piu' incredibili che abbia mai visitato. In poco piu' di 3 ore si passa dai campi di cotone a vette stile Monte Fato. La tempesta incombente, con sqaurci di tramonto infuocato fra le nuvole temporalesche ha sicuramente aiutato a creare l'effetto Mordor. Io stessa sono entrata nel ruolo, portandomi addosso il peso di un piatto di gulash e grano saraceno ingurgitato in una bettola lungo la strada e fonte di fitte lancinanti.
Svalicato anche l'ultimo passo a 3300 e piu' metri, sono finalmente riuscita a gettare il fardello, ma, neanche a farlo apposta, nel mentre, un ragno mi e' sceso di fronte alla faccia. (Non poteva mancare Shelob...) Ho appurato cosi' che anche l'aracnofobia puo' essere controllata, in situazioni in cui un qualunque movimento inconsulto rischia di farti finire in una vasca di escrementi. (i bagni della campagna Tajika tendono ad essere palafitte traballanti, con buchi di ampie dimensioni a picco su distese di M....)
A Dushanbe abbiamo alloggiato all'Adventurer's Inn, proprio nella MARCO POLO SUITE. (Suite puo' trarre in inganno. In pratica una casa privata modestissima, condivisa da turisti e avventurieri di passaggio, che non si possono permettere i prezzi degli hotel per personale prufumatamente spesato delle varie organizzazioni umanitarie presenti....) Un paio di giorni di puro relax, prima di riprendere la strada verso l'Uzbekistan...ancora una volta. Niente di particolare da segnalare sul passaggio di confine, se non l'ulteriore prova della gentilezza tajika. (Dove al mondo un doganiere in mitra ti saluta dicendo: "Thank you for coming to Tajikistan and see you soon: ?!?!? Ma dove siamo, in un ristorante cinese? Xiexie Guanling?!?!?)
NOTA PER IL VIAGGIATORE: cambiate ogni residuo di Somoni Takiji da chiunque vi approcci al confine, perche' fuori dal Tajikistan non troverete nessuno disposto a cambiarli. Abbiamo provato in svariate banche di 4 citta', ricevendo solo occhiate stile vade retro satana. Quindi ora ci rimangono una cinquantina di dollari in somoni inutilizzabili. Be', se non altro non sono come i Sum Uzbeki che hanno la banconota da 1000 (=1USD) come pezzo piu' grande e ogni volta che si cambia si finisce per portarsi dietro pacchi e pacchi di banconote. ("Are you happy to see me, or do you have Uzbek money in your pocket?)
Rietrati in Uzbekistan siamo prima scesi fino a Termez, sul confine con l'Afghanistan. Ad un certo punto, ci siamo anche arrivati molto vicini, a meno di 2 metri dal filo spinato e 200 mt dall'inizio vero del paese. E proprio nel giorno delle elezioni Afghane, ragione principale per cui Patrick e Megan ci hanno categoricamente proibito di andarli a trovare a Kabul. I casi del destino....
Poi da Termez siamo faticosamente risaliti a nord in direzione di Shakhrisabz, citta' natale di Tamerlano. Lungo la strada tra le due citta' veniamo fermati in 8 posti di blocco. La zona e' sorvegliata sia perche' le sue montagne sono la roccaforte del Movimento Islamico Uzbeko, sia perche' la vicinanza al confine Afghano la rende un punto nevralgico del contrabbando di droga.
Ma anche detto questo, non vi e' nulla di cui preoccuparsi. Abbiamo tutto in regola e anche l'aspetto di Henri non desta troppi sospetti. In questi giorni gli "consento" di indossare il cappello da baseball rovesciato, perche' lo rende immediatamente riconoscibile come turista nordamericano evitandoci un sacco di potenziali problemi... Io invece non ho mai nessun problema. A parte il mio aspetto assolutamente innocuo, a quanto pare gli italiani sono benvoluti, grazie soprattutto ad un uomo. No, non Silvio. Toto Cutugno. L'ultima battuta che riceviamo ad uno dei tanti posti di blocco: "Italiano?.... Italiano vero? ...Lasciatemi cantare?" E nonostante questi abbiano sempre la faccia da cattivi, lo sguardo truce e le armi addosso, si finisce sempre con una risata, e la mano sul cuore in segno di saluto (ognuno il proprio....)
Il vero pericolo lungo la strada e di rimanere senza benzina. Il paese versa in un preoccupante carenza, per qualche motivo, e i distributori sono tutti chiusi. Il nostro taxi ce la fa per un pelo. Shakhrisabz e' il ritorno in Oriente, dopo i tanti compromessi con il passato sovietico. Le rovine del vecchio palazzo Ak-Serai del 14esimo secolo con le pareti a picco ancora ricoperte di piastrelle di ogni variazione del blu sono magnifiche, cosi' come la cupola azzurra della moschea di Ulug Beg. E questo e' solo l'inizio. Al di la' dell'ultima catena montuosa sorge Samarcanda, poi Bukhara, poi Khiva. Le grandi oasi, i meravigliosi nodi della via della Seta. Sara' vero? Che cosa sara' rimasto?
Il nostro hotel da sulla piazza principale, su cui sorge anche la medressa (scuola coranica) e all'alba siamo svegliati dal richiamo alla preghiera. Il che sarebbe anche suggestivo, se non fosse che lo stesso altoparlante ha sparato a massimo volume i Chemical Brothers fino alle 3 di notte....
Visitiamo il piccolo villaggio di Sivus ad una ventina di chilometri, sede di un complesso Sufi. Il posto e' in totale abbandono e chiuso, ma passeggiando per il villaggio cercando di tornare su una via con traffico verso la citta', ci imbattiamo in un gruppo di uomini che ci invitano a pranzare con loro. Come straniera godo sempre dello status di uomo "ad honorem" e posso sedermi anch'io alla tavola. Pranzo ottimo. Ripartiamo.
Alle 6:00 in punto il nostro taxi ci lascia nel centro di Samarcanda. Dopo quasi 50 giorni e piu' di 10.000 km di viaggio siamo arrivati fino a qui. Lo spettacolo del Registan al tramonto vale tutta la strada percorsa fino a ora.
Domanda del giorno: ma che fine ha fatto Toto Cutugno?
Toto non so proprio dove e' finito.
pero' se vi interessa hanno arrestato Paolo Calissano(noto attore di soap)dopo aver fatto un festino a base di coca e donnine a casa sua, finito con un morto.
ciao belli!
Scritto da: Landi | 26/09/05 a 20:26
ma io comunque vorrei capire, ma come cavolo fate a scrivere cosi tanto??? adesso ci si è messo pure henri in versione inglese....ma guardate che siamo noi che rimaniamo indietro a leggere!!!!
Vorrei capire, quando trovate un cybercafé (a patto che lo troviate ovviamente) quanto tempo state a scrivere.?..inoltre vi portate con voi un quadernetto e scrivete a mano durante il viaggio oppure vi viene tutto in mente quando vi mettete al computer...?
Insomma scrivete talmente bene e in condizioni che non sembrano molto favorevoli, tutto cio ha semplicemente dell'incredibile!!
Comunque grazie, leggere il vostro blog ci fa viaggiare anche noi...che siamo qui incastrati tra mille doveri...
dai ro, chiariscimi il mistero...
Scritto da: barbara | 27/09/05 a 12:47