Faccio dunque un passo indietro, dal punto in cui eravamo rimasti. L'attraversamento del controllo passaporti Kazako e' stato semplice e relativamente rapido. In poco piu' di un'ora dal putiferio di Korghos siamo comodamente seduti su una BMW in direzione Almaty. (NOTA PER IL VIAGGIATORE: non credete alla Lonely Planet che parla di autobus per Almaty dal confine. Una volta usciti si' e' solo alla merce' di bande di taxisti rapaci. Inglese pressoche' inutile alla contrattazione. Se si escludono il Kazako e il russo, l'unica altra lingua di una certa utilita' sembra essere il tedesco. Si puo' sempre ricorrere a carta e penna) Il nostro autista Anatoly, due metri di slavo in doppio petto verde acqua e dolcevita nero con lo sguardo di ghiaccio e un fare da agente del KGB e' il nostro primo (e inaspettato) contatto umano con il paese. Cerca di parlarci incessantemente per tutto viaggio in un misto di lingue e gesti: "Italia mafia, Kanada gut, USA no gut, Bush bang bang, Kazakhstan OK, Russia better" Si stupisce del fatto che non siamo mai stati a Mosca o a San Pietroburgo e siamo invece ad Almaty. La sua famiglia e' tornata in Russia, ma lui e' rimasto qui, perche' grazie ai contatti, gli e' piu' semplice lavorare. E' architetto, ma fa avanti e indietro dal confine, per arrotondare.... Scoprendo che e' il nostro anniversario di matrimonio ci ragala un sacchetto di uva, comprato da un contadino lungo la strada.
Una delle cose che non smette mai di stupirmi viaggiando e' come tutto possa cambiare attarversando un confine. Bastano solo pochissimi chilometri e improvvisamente si e' catapultati in un universo completamente diverso, a volte in un secolo diverso. Cambiano le case, cambiano le insegne, cambiano i colori e perfino gli odori. Qui, tra Cina e Kazakhstan questa esperienza e' rafforzata dalla sensazione di aver lasciato l'Asia e di essere ritornati in Europa. Un Europa decisamente retro', ma Europa. L'eredita' russa e sovietica e' una plausibile spiagazione a questa imprecisione geografica.
Almaty e' una piacevole sorpresa. Il fatto di alloggiare all'hotel Dostyk, il migliore della citta', sicuramente aiuta questo primo impatto. (trattamento di eccezione per il secondo anniversario) La colazione nella sala delle feste con colonne di marmo e lampadari dorati sulle note del Dottor Zivago mi fa assaporare piaceri di altri tempi. A parte questo, qui non si respira affatto un'aria nostalgica. Nonostante il fatto che il ruolo di capitale sia stato improvvisamente trasferito ad Astana nel 1995, Almaty appare vibrante e in espansione. La citta' in se' non merita particolari lodi, a meno che non si abbia una certa passione per l'architettura costruzionista, ma cio' che troviamo davvero sorprendente e' la quantita' di verde. Ovunque si vada, si ha sempre l'impressione di camminare in un bosco, e gli scorci delle cime perennemente innevate del Tianshan che sorgono a pochi chilometri dal centro citta' completano questo bel quadretto bucolico.
Ma la vera attrazione qui e' la gente. E' stupefacente il risultato genetico dell'interazione etnica. "Asians with blue eyes and big babylons", cosi' possiamo descrivere il prototipo della donna misto russo-kazaka. Gli uomini non sono da meno. In generale, ovunque ci si giri, ci sono volti interessanti che sembrano raccontare storie di chissa' che conquiste e movimenti di popoli. E anche i soprusi e i dolori che queste storie hanno spesso portato con se', sembrano sparire di fronte alla tenerezza delle tante coppie miste di ragazzini che si vedono passeggiare per strada. In tutto questo mosaico di razze, anche noi per la prima volta in mesi potremmo riuscire a confonderci tra la gente, ...se non fosse che siamo molto peggio vestiti, pettinati o truccati di chiunque altro. I petrodollari qui girano alla velocita' della rulette! I casino', infatti, sembrano essere il maggior tipo di impresa. C'e' perfino chi pubblicizza la DELUXE RUSSIAN ROULETTE...useranno forse una pallottola d'oro?
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