The Distant Dream

La via che unisce Shanghai a Montottone...

FREAKMENISTAN

Per chi se stesse iniziando a chiederselo, NON SONO MORTA DI FAME. Scusate il silenzio. Non so se sia vero o no che mail e telefonate vengano attentamente scrutinate da qualche sorta di servizi segreti Turkmeni. Nel dubbio, ho preferito evitare di espormi fino ad ora. Sufficientemente lontana dal confine, ecco il resoconto della settimana trascorsa.

3 Ottobre. Dopo aver espletato con successo le procedure di uscita uzbeke, ci ritroviamo bloccati nella "terra di nessuno" davanti ad un cancello sbarrato. Con noi c'e' anche Gareth, un viaggiatore inglese che si unisce al nostro tour. (un ottimo acquisto, con il suo fantastico british humor) Il cancello verso il confine Turkmeno viene aperto a discrezione delle guardie di turno e tutta la procedura d'ingresso successiva si rivela complessa e piena di scartoffie. La presenza di Anjela, la guida inviata dall'agenzia, non sembra migliorare la situazione. Per la prima volta veniamo perquisiti uno ad uno ed obbligati a mostrare il contenuto delle nostre borse, di fronte ad una sorta di commissione inquisitoria. Fortunatamente passiamo l'esame ed entriamo quindi nello "stato canaglia" dell'Asia Centrale.

Il programma della giornata prevede la visita dei resti di Konye Urgench, capitale del regno di Khorezm, con il minareto piu' alto dell'Asia Centrale e il secondo al mondo. Una sorta di ciminiera di 64 metri (20 in piu', prima he la furia di Ghengis Khan passasse di li...) la cui stabilita' non da grande fiducia...

Ci aspetta poi il viaggio verso la capitale, attravero il deserto del Karakum, le Sabbie Nere. 600 km di nulla. Viste le condizioni della strada (comunque migliori di quelle della Cina dell'ovest), la distanza non e' percorribile in un giorno. Al tramonto ci fermiamo dunque nell'oasi di Darvaza. Oasi e' un chiaro eufemismo creato per stimolare la fantasia del viaggiatore. In realta' trattasi di 2 capanne nel deserto, un paio di tavoli e una tenda adibita a cucina dove si fermano tutti i viaggiatori di passaggio e che vanta anche una TV con 4 canali russi. Ci godiamo il tramonto dall'altura alle spalle del campo, ma prima di poter riposare le stanche membra, veniamo condotti in visita al "gas crater". Percorriamo 10 km irca di fuoripista e all'improvviso ci troviamo abbagliati da una luce che esce dalla notte. Oltrepassiamo le rocce di fronte a noi ed...eccolo. IL CRATERE. Ora, immaginatvi un buco di diciamo 40 metri di diametro, quasi perfettamente rotondo, dalle cui pareti fuoriescono zampilli di fuoco vivo e dal fondo del quale occasionali fiammate sembrano precedere l'apparizione di Satana in persona. Ci avvicianiamo quanto basta per esserne terrorizzati, senza pero' rischiare di scivolare all'interno sulla terra friabile. E' difficile credere che questa immagine fra il biblico e il miltoniano sia in realta' frutto, forse, di un errore umano. Un'esplosione di un giacimento di gas negli anni 70, ha lasciato questo orribile sfregio, che da allora continua a bruciare incessantemente, essendo il sottosuolo del Turkmenistan una sorta di bombolone senza fondo...

Torniamo all'accampamento ancora in stato confusionale e decidiamo di rimanerci, "stappando" una bottiglia della miglior vodka turkemena. (Forse non tutti sanno che... le bottiglie di vodka in Asia Centrale una volta stappate non possono piu' essere richiuse. Questo evidentemente perche' non si pone mai la situazione in cui una bottiglia  - o piu'- non venga consumata interamente durante il pasto) La serata trascorre serenamente fra brindisi all'amicizia tra i popoli (al tavolo siamo un'italiana, un franco-canadese, un inglese, Anjela armena e l'autista Zarfat tataro) e progetti per l'acquisto uno UAZ russo (una sorta di ibrido tra un vecchio pullmino Volkswagen e un carroarmato, ormai la macchina dei nostri sogni). L'idea e' di riempirlo di benzina (anche all'interno) e di proseguire il viaggio. Oltre che un immenso bombolone, il Turkmenistan e' anche un immensa tanica di olio. La benzina costa meno dell'aqua...molto meno. Con 1 dollaro si fanno 60 litri!

Anche la notte trascorre tranquilla. Le capanne turkmene sembrano essere piu' comode delle yurte Kyrgyze...o forse siamo noi che ormai ci stiamo davvero abituando a tutto. Il resto del viaggio procede tra numerosi posti di blocco, un paio di altri crateri (uno colmo di fango bollente, l'altro occupato da un lago) e gruppi di cammelli, i primi che vedo allo stato brado dall'inizio del viaggio. Entrando ad Ahgabad ho una strana sensazione di familiarita'.....Alti grattacieli semivuoti, largo uso di marmo, cupole dorate, abuso di capitelli.... Siamo tornati in Cina?!?!?! Immediatamente capisco come certi stili non siano legati a tradizioni o influssi reiproci. Sono solo una manifestazione della mania di grandezza. Non c'e' altra spiegazione. Ma se in Cina la mania di grandezza e' ormai il documento programmatico di un'intera nazione, qui puo' essere facilmente ricondotta ad un nome, ad un volto. Quello di Turkmenbashi, il Padre dei Turkmeni. Al secolo Saparmurat Niyazov, il presidente. Il suo volto e' letteralmente OVUNQUE, in una varieta' di materiali e pose. Dalle statue dorate nei luoghi piu' ufficiali (inclusa una statua di 4 metri in cima all'Arco della Neutralita', che gira su se stessa seguendo il movimento del sole) ai faccioni pieni dipinti su ogni edifiio, ai poster in varie pose posti lungo la strada o agli incroci. Il mio preferito e' quello in cui guarda distrattamente l'orologio, mentre Henri tende a preferire quello in cui guarda in alto sopra pensiero sorrengendosi il mento con la mano. Anche il poster con lui che cammina fra le spighe di grano in doppiopetto non e' male. Il suo profilo dorato, stile novello Cesare, appare anche su tutti i canali di stato (tipo simboletto di Retequattro o simili) Scuole, ospedali, stadi, musei sono ovviamnte dedicati a lui, o se non a lui, a membri della sua famiglia. La madre sembra avere un posto speciale nel suo cuore, tanto che a lei sono stati dedicati perfino DUE mesi del nuovo calendario introdotto. A parte questo aspetto comico kitch la citta' non ha granche' da offrire. Visitiamo il carpet museum, con il tappeto piu' grande del mondo, un paio di monumenti 'imperdibili' e il bazaar russo, sempre vigili di fronte ai numerosi poliziotti presenti. Oltre che con i passaporti, dobbiamo girare con una serie di altri documenti, da mostrare qualora venissimo fermati, incluso uno che sembra una specie di diploma, un attestato del turista in Turkemenistan, su cui sono specificate tutti i luoghi in cui possiamo recarci. Quel che non compare sull'attestato e' da considerarsi assolutamente tabu'. Anche la macchina fotografica deve essere estratta con particolare parsimonia ed attenzione. (Ragione per cui non sono riuscita a fotografare i poster)

Il giorno successivo lo trascorriamo visitando il Tolchuka bazaar fuori citta', un grande mercato allestito nel deserto 3 giorni a settimana e probabilmente il piu' grande e variopinto di quelli visti fino ad ora. Una delle cose piu' interessanti e' la selezione delle cosiddette 'insalate coreane", che abbiamo visto piu' o meno in tutta l'Asia Centrale, ma che qui sembrano essere le piu' abbondanti, fresche e colorate. Una fila di signore dai tratti somatici chiaramente estremo-orientali che sembrano uscite da un cartone animato, con i loro grembiuli e gli strofinacci legati in testa, vendono montagne di kimchi, carote e altre verdure in una sorta di salamoia piccante e acatata. Sono il frutto delle deportazioni di massa compiute da Stalin, dalle regioni estremo-orientali.

Dal bazaar ci allontaniamo ancora di piu' dalla citta' per visitare un lago sotterraneo. Scendiamo una scalinata nella roccia per circa 60 mt, alla fine della quale si trova un'invitantissima sorgente d'aqua a 38 gradi, verde smeraldo. E' possibile fare il bagno e a quanto pare l'acqua ha effetti benefici, se non che, la guida non ci ha informati di cio' e non siamo preparati a trarre pieno beneficio del luogo, come invece stanno facendo una decina di persone. Ma la tentazione e' troppo forte e prendo l'iniziativa: 'Ragazzi, fra 2 giorni entro in chador. Voi fate come volete...IO ENTRO". Entriamo tutti e tre, e per una ventina di minuti sguazziamo felici e spudorati nella nostra peggior biancheria intima ... Ovviamente non abbiamo ne' asciugamani, ne' tanto meno il cambio, e il resto della giornata e' trascorsa, come (a quanto pare) si suol dire 'going commando' 

Come insegna anche il Trivial Pursuit, il Turkmenistan e' il terzo piu' grande produttore mondiale di caviale, e noi da buoni buongustai viziosi che ancora siamo, non ci facciamo scappare l'occasione. Una visita al bazaar e con il nostro russo ormai sempre piu' spavaldo e con meno di 15 dollari ci procuriamo una basla indecente di beluga, burro, creme fraiche, pane e perfino qualche filo d'erba cipollina, per dare un po' di colore. Il tutto e' consumato nella camera di Gareth, spalmando il caviale con il coltellino svizzero e su tovaglioli di carta perche' non abbiamo nemmeno i piatti.

Il giorno dopo lasciamo Ashgabad alla volta di Mary, la seconda citta' del paese e punto di partenza per la visita di importanti siti archeologici. Il posto piu' incredibile e' Gonur Depe. La cosa sorprendente non e' tanto che l'abbiano scoperto, ma che riescano a ritrovarlo ogni volta. Percorriamo 3 ore nel deserto, seguendo strane piste tutte uguali che si diramano in mille direzioni. Con le ossa a pezzi dagli sballottamenti arriviamo a destinazione. Sotto una tendone da sole e in mezzo ad un accampamento messo li per caso, conosciamo Victor Sarianidi, un archeologo russo a capo dei lavori, insieme all'antropologa, una signora somigliante ad una matrioska, che sta effettuando gli studi sull'immensa necropoli venuta alla luce di recente. Gonur Depe risalirebbe al 3000 a.c. e potrebbe trattarsi della terra d'origine dello Zoroastrismo, teoria questa non accreditata presso l'elite archeologica occidentale. Cio' con cui noi veniamo a contatto e' un grande e polveroso labirinto di muri in pessime condizioni, portati alla luce ma senza un chiaro progetto di conservazione. La guida ci fa camminare sui muri stessi e data la mia proverbiale agilita' riesco anche a sgretolarne un buon mezzo metro, nel tentativo di scendere. Alle mie scuse mortificate, la guida mi risponde: "Non preoccuparti. Tanto fra un paio di mesi inizia la stagione delle piogge e quel muro avrebbe comunque fatto la stessa fine". Non mi fa sentire molto meglio....

Il sito di Merv, piu' vicino alla citta' e molto piu' recente e' invece patrimonio dell'Unesco e un po' meglio tenuto.

Trascorriamo l'ultima sera in Turkmenistan stappando l'ennesima bottiglia di vodka, un degno addio all'Asia Centrale, prima della totale astinenza. Per la cronaca, anche il Turkmenistan, cosi' come l'Uzbekistan e il Tajikistan rientrano nella lista dei "paesi musulmani", ma abbiamo appurato che la tradizione sovietica e' ancora oggi molto piu' radicata. Quindi vodka e bagni in mutande come se piovesse!!! Ma da domani non si scherza piu'.... o almeno cosi' credevo allora.

Alla prima settimana di permanenza nella Repubblica Islamica dell'Iran ho nuove storie da raccontare e un punto di vista tutto nuovo. Alla prossima puntata.....

09/10/05 nella CENTRAL ASIA | Permalink | Commenti (9)

RISPOSTE DA ASHGABAD

Internet e' accessibile anche da qui, ma non mi dilunghero' ora nei racconti di questa nostra prima esperienza turkmena, per ragioni che spero capirete.

Mando pero' una pubblica risposta alle FAQ di mia sorella

Dove sono. Ad Ashgabad, appunto. Da lunedi' prossimo puoi dire che sono in Iran, almeno per 17 giorni. Chiunque desideri informazioni piu' dettagliate, puo' consultare il blog, o scrivermi una mail, che e' sempre ben accetta!

Quando torno. difficile a dirsi con precisione, ma indicativamente verso la meta' di novembre. (Iolina, sicuramente passiamo da Venezia! Ci ospiti sempre, vero?)

Busto o Marche. Ovviamente prima Busto, ma credo che cercheremo di andare nelle Marche al piu' presto, almeno in avanscoperta (per Alice e Sila: in avanspettacolo!) per vedere a che punto sono i lavori e prendere in mano la situazione.

Ma chi e' mai tutta questa gente che lo vuole sapere?!?!

05/10/05 nella CENTRAL ASIA | Permalink | Commenti (3)

IL LABIRINTO DELLE MERAVIGLIE

Un paio di giorni d'assenza dagli schermi e pensa quanti nuovi commentatori! Benvenuto Pierre (ammetto di essere rimasta un attimo perplessa sulle prime) e finalmente anche la voce dei fratelli Ma. Ma grazie sopratutto al Landino, per gli scoop! Ho avuto anche il piacere di leggere l'articolo e sebbene il tragitto al momento preveda l'ingresso in Italia dall'Austria, credo che soppeseremo bene, su una fetta di Sacher, l'idea o no di prendere quell'ultimo treno Vienna-Venezia. Un fattore determinante potrebbe essere proprio rivedere la Barbara per l'addio al nubilato (e per questo sono grata di avere anche l'opzione Parigi....)

Dunque, i nostri giorni in Uzbekistan stanno per scadere e dopodomani ci butteremo in pasto all'ultimo degli stans, il piu' folle: Il Turkmenistan. Nel frattempo abbiamo quasi ultimato il tour delle oasi, con alti e bassi.

Bukhara e' sicuramente uno dei luoghi piu' affascinanti visitati fino ad ora, ma talmente sorniona che le storie di terrore e innavicinabilita' che per secoli l'hanno circondata sembrano ora solo leggende. In 4 giorni l'abbiamo girata in lungo e in largo con un'unica logica: il caso. Ogni mattina ci siamo diretti in una diversa direzione, tra i vicoli intricati, certi che prima o poi avremmo intravisto il minareto principale, unico punto di riferimento per ritrovare la via di casa. E cosi', senza seguire i percorsi delle comitive di turisti francesi, abbiamo scoperto la citta' in ogni suo angolo (o almeno crediamo di averlo fatto). Immaginatevi un'atmosfera da hutong di Pechino, con i colori della Grecia e con (quasi) la stessa probabilita' di imbattersi in una qualche meraviglia architettonica che nelle calli di Venezia. Bukhara e' tutto questo. Medresse abbandonate, piccoli minareti, iscrizioni di caratteri arabi in maioliche, portali di legno finemente intagliati. (Le medresse abbandonate in particolare stimolano il lato di interior decorator che e' in me e immagino come potrebbero essere trasformate in fantastici boutique hotels). Come sempre ci siamo infilati ovunque, arrivando anche a scoprire la sede (illegale) di una setta Baha'i, gestita da un maestro lavoratore del rame, un vecchio hippy che ci ha offerto te e caramelle e ci ha intrattenuto con la sua chitarra russa a 7 corde.

L'aspetto "noisioso" delle nostre peregrinazioni sono i bambini che come con un disco ripetono: "a pen, yes? a bonbon, yes? a photo, yes?" Tutti, indistintamente. Il fatto e' che se poi gli dai un bonbon, questi sono capaci di sputartelo di fronte agli occhi (si, lo ammetto, ho dato dei moroni di liquirizia, ma almeno che avessero aspettato che girassi l'angolo prima di sputarlo con versi di disgusto....) Al centocinquatesimo bambino che ti ripete la stessa identica tiritera, viene il dubbio che ci sia sotto un circolo vizioso creato proprio dai turisti, piu' che una reale necessita'... .

Suono un po' senza cuore?

Lasciata Bukhara e' stata la volta di Khiva. (dove ci troviamo tutt'ora) Qui la citta' antica e' stata volutamente preservata, ristrutturata e trasformata in un museo all'aria aperta, con le conseguenze che cio' comporta: biglietto d'ingresso e aria da set cinematografico, preso infatti d'assalto da comitive di matrimoni, che parcheggiano al di fuori delle mura e si susseguono a scadenze di una decina di minuti di fronte ai luoghi piu' fotogenici. Passata la fanfara del giorno, chi alloggia nella citta' antica riesce ancora a godere qualche momento di bella quiete, magari ammirando il tramonto cenando sulla terrazza di Mizorboshi o da uno dei balconcini dell'Hotel Khiva, una vecchia medressa riconvertita proprio in hotel. La mia fantasia profana e' stata messa in pratica, ma con risultati molto demode'. Chi ha il pane non hai denti....

Non so quando ci risentiremo perche' vista l'aria dittatoriale che tira in Turkmenistan, dubito che internet sia alla portata di tutti. (saremo pressoche' sempre scortati. Non esiste che i turisti girino soli e incontrollati per il paese)

Quindi un bacio e ricordate sempre la massima: NULLA NUOVA BUONA NUOVA!

01/10/05 nella CENTRAL ASIA | Permalink | Commenti (2)

GLI ASPIRANTI MARCO POLO DELLA COMUNE DI BAHODIR

La Samarcanda del 2005 non sara' forse piu' la citta' mitica e misteriosa che il nome potrebbe suggerire e sicuramente manca della vitalita' dei grandi bazaar del passato, ma i tesori architettonici che ancora la punteggiano, credo che suscitino la stessa meraviglia di sempre, anche immersi nella statica quiete della monumentalita'.

Ogni giorno ritorniamo piu' volte al Registan, perche' ogni ora del giorno ne rivela un nuovo aspetto, o ci sediamo in semplice contemplazione sull'unico lato aperto che e' stato appositamente fornito di panchine, come di fronte al palcoscenico meglio orchestrato della storia. (mi spiace non avere foto disponibili, ma non siamo riusciti fin'ora a scaricarle dalla macchina)

Ma il mio luogo preferito e' la moschea di Bibi Khanum, fatta costruire dalla moglie prediletta di Tamerlano, come sopresa per il marito, di ritorno da una missione in India. Per una come me che ama far sorprese sarebbe sicuramente un modello, se non fosse che alla fine la sopresa si e' rivelata fatale per la povera Bibi. La leggenda racconta che l'architetto principale, ammaliato dalla bellezza della principessa, si fosse rifiutato di continuare i lavori finche' non avesse avuto l'onore di un bacio. Affinche' l'opera fosse completata in tempo per il ritorno del marito, l'onore fu concesso. Ma il bacio dell'architetto fu talmente passionale da lasciare un marchio sulla guancia della principessa. Tamerlano fu sorpreso dal segno dell'infedelta' piu' che dalla splendida moschea e la sventurata Bibi venne gettata da uno dei minareti! ...La passione degli architetti....

Quando siamo stanchi di girare, ci rifugiamo nel cortile di Bahodir, dove ci sono sempre una tazza di te e delle fette di melone ad attendere i viaggiatori che alloggiano da lui. Giovani e meno giovani provenienti da ogni luogo, ognuno con la sua storia da raccontare. C'e' Takashi, il giapponese filosofo che cerca la giustizia e che si e' ritrovato un fucile puntato in faccia in Israele, mentre vagava in luoghi in cui non avrebbe dovuto vagare; l'inglese che fa il giro del mondo in moto ed e' stato arrestato in Gorno Badakshan, perche' guidava senza permesso; Armand e Julie, che da 5 anni non hanno una casa fissa, girano per il mondo e all'occorrenza uno dei due torna in Francia a lavorare per qualche mese per continuare a finanziarsi; Martin il tedesco ciclista vegetariano di 40 anni che sembra averne 18 ed e' drogato delle endorfine che produce pedalando. In confronto io ed Henri siamo assolutamente normali, e il nostro viaggio quasi banale....

La cena ogni sera e' alle 7 in punto, su una lunga tavolata comune. Si mangia cio' che la moglie di Bahodir cucina, per un dollaro, e si discute, ci si scambiano consigli di viaggio e leggende on the road (esisteranno davvero tre cavalli e un cammello che dal Pakistan stanno dirigendosi a Kiev?!?!?) Vengo messa in guardia sulla vera natura da gatte morte dell donne iraniane, che a quanto pare faranno di tutto per ammaliare Henri nonostante i chador e riceviamo anche una cartina dettagliata della Turchia da una coppia che ci e' gia' stata, e ce l'affida come un tesoro tramandato di generazione in generazione. Noi stessi facciamo la nostra buona azione karmica elargendo qualche dritta su Shanghai (molti sono diretti in Cina) e io tengo anche un mini-corso sui toni.

Dopo tante settimane di "solitudine" e' divertente trovarsi in questo ambiente internazionale. Ma anche se i racconti proiettano la mente verso nuove possibili avventure, sono felice di sapere che il nostro viaggio avra' un inizio e una fine, e che non sia solo una fuga o una ricerca di qualcosa, che sembra sempre essere alla prossima destinazione. E' un percorso, un rito di passaggio, un sogno nutrito per anni e ora realizzato. O meglio, in corso di realizzazione. La strada e' ancora lunga.....

27/09/05 nella CENTRAL ASIA | Permalink | Commenti (4)

NON E' POI COSI' LONTANA SAMARCANDA...

A chiunque si chieda se oggigiorno sia il caso di viaggiare in Tajikistan, la piu' piccola e povera delle Repubbliche, dilaniata dalla guerra civile fino a meno di 8 anni fa, diciamo che non solo e' il caso, ne vale anche mille volte la pena. Dopo un'attenta ispezione del paese, riteniamo che i maggiori pericoli che un turista possa incontrare oggi giorno siano, nell'ordine:
1) cadere in uno dei tanti tombini scoperchiati (che come a Bishkek abbondano ad ogni angolo delle strade poco illuminate (leggete blog di Henri. Bishkek: a city with no man-hole covers)
2) essere colpiti da un frutto sotto i numerosi alberi che adornano giardini e strade
3) ferirsi con la carta igienica. (il blog di Henri ne riporta una descrizione precisa.The TP mistery )

Abbiamo incontrato gente fantastica lungo tutto il percorso e i tajiki oltre che straordinariamente belli sono genuinamente cortesi. Mi ricordo quando nel 2001 Henri aveva pensato di rispondere alla per. A 5 anni di distanza, anche senza nessun rimpianto, mi dico che forse non sarebbe stato poi cosi male.

Le citta' visitate (Khojand / Istaravshan / Dunshanbe) non vantano grande interesse storico o architettonico, ma lo spettacolo naturale delle montagne che occupano gran parte del paese e' mozzafiato. Purtroppo non abbiamo avuto tempo di andare nel Pamir, ma gia' la via che unisce Khojand a Dunshanbe e' forse uno degli spettacoli montani piu' incredibili che abbia mai visitato. In poco piu' di 3 ore si passa dai campi di cotone a vette stile Monte Fato. La tempesta incombente, con sqaurci di tramonto infuocato fra le nuvole temporalesche ha sicuramente aiutato a creare l'effetto Mordor. Io stessa sono entrata nel ruolo, portandomi addosso il peso di un piatto di gulash e grano saraceno ingurgitato in una bettola lungo la strada e fonte di fitte lancinanti.
Svalicato anche l'ultimo passo a 3300 e piu' metri, sono finalmente riuscita a gettare il fardello, ma, neanche a farlo apposta, nel mentre, un ragno mi e' sceso di fronte alla faccia. (Non poteva mancare Shelob...) Ho appurato cosi' che anche l'aracnofobia puo' essere controllata, in situazioni in cui un qualunque movimento inconsulto rischia di farti finire in una vasca di escrementi. (i bagni della campagna Tajika tendono ad essere palafitte traballanti, con buchi di ampie dimensioni a picco su distese di M....)

A Dushanbe abbiamo alloggiato all'Adventurer's Inn, proprio nella MARCO POLO SUITE. (Suite puo' trarre in inganno. In pratica una casa privata modestissima, condivisa da turisti e avventurieri di passaggio, che non si possono permettere i prezzi degli hotel per personale prufumatamente spesato delle varie organizzazioni umanitarie presenti....) Un paio di giorni di puro relax, prima di riprendere la strada verso l'Uzbekistan...ancora una volta. Niente di particolare da segnalare sul passaggio di confine, se non l'ulteriore prova della gentilezza tajika. (Dove al mondo un doganiere in mitra ti saluta dicendo: "Thank you for coming to Tajikistan and see you soon: ?!?!? Ma dove siamo, in un ristorante cinese? Xiexie Guanling?!?!?)

NOTA PER IL VIAGGIATORE: cambiate ogni residuo di Somoni Takiji da chiunque vi approcci al confine, perche' fuori dal Tajikistan non troverete nessuno disposto a cambiarli. Abbiamo provato in svariate banche di 4 citta', ricevendo solo occhiate stile vade retro satana. Quindi ora ci rimangono una cinquantina di dollari in somoni inutilizzabili. Be', se non altro non sono come i Sum Uzbeki che hanno la banconota da 1000 (=1USD) come pezzo piu' grande e ogni volta che si cambia si finisce per portarsi dietro pacchi e pacchi di banconote. ("Are you happy to see me, or do you have Uzbek money in your pocket?)

Rietrati in Uzbekistan siamo prima scesi fino a Termez, sul confine con l'Afghanistan. Ad un certo punto, ci siamo anche arrivati molto vicini, a meno di 2 metri dal filo spinato e 200 mt dall'inizio vero del paese. E proprio nel giorno delle elezioni Afghane, ragione principale per cui Patrick e Megan ci hanno categoricamente proibito di andarli a trovare a Kabul. I casi del destino....

Poi da Termez siamo faticosamente risaliti a nord in direzione di Shakhrisabz, citta' natale di Tamerlano. Lungo la strada tra le due citta' veniamo fermati in 8 posti di blocco. La zona e' sorvegliata sia perche' le sue montagne sono la roccaforte del Movimento Islamico Uzbeko, sia perche' la vicinanza al confine Afghano la rende un punto nevralgico del contrabbando di droga.

Ma anche detto questo, non vi e' nulla di cui preoccuparsi. Abbiamo tutto in regola e anche l'aspetto di Henri non desta troppi sospetti. In questi giorni gli "consento" di indossare il cappello da baseball rovesciato, perche' lo rende immediatamente riconoscibile come turista nordamericano evitandoci un sacco di potenziali problemi... Io invece non ho mai nessun problema. A parte il mio aspetto assolutamente innocuo, a quanto pare gli italiani sono benvoluti, grazie soprattutto ad un uomo. No, non Silvio. Toto Cutugno. L'ultima battuta che riceviamo ad uno dei tanti posti di blocco: "Italiano?.... Italiano vero? ...Lasciatemi cantare?" E nonostante questi abbiano sempre la faccia da cattivi, lo sguardo truce e le armi addosso, si finisce sempre con una risata, e la mano sul cuore in segno di saluto (ognuno il proprio....)

Il vero pericolo lungo la strada e di rimanere senza benzina. Il paese versa in un preoccupante carenza, per qualche motivo, e i distributori sono tutti chiusi. Il nostro taxi ce la fa per un pelo. Shakhrisabz e' il ritorno in Oriente, dopo i tanti compromessi con il passato sovietico. Le rovine del vecchio palazzo Ak-Serai del 14esimo secolo con le pareti a picco ancora ricoperte di piastrelle di ogni variazione del blu sono magnifiche, cosi' come la cupola azzurra della moschea di Ulug Beg. E questo e' solo l'inizio. Al di la' dell'ultima catena montuosa sorge Samarcanda, poi Bukhara, poi Khiva. Le grandi oasi, i meravigliosi nodi della via della Seta. Sara' vero? Che cosa sara' rimasto?

Il nostro hotel da sulla piazza principale, su cui sorge anche la medressa (scuola coranica) e all'alba siamo svegliati dal richiamo alla preghiera. Il che sarebbe anche suggestivo, se non fosse che lo stesso altoparlante ha sparato a massimo volume i Chemical Brothers fino alle 3 di notte....

Visitiamo il piccolo villaggio di Sivus ad una ventina di chilometri, sede di un complesso Sufi. Il posto e' in totale abbandono e chiuso, ma passeggiando per il villaggio cercando di tornare su una via con traffico verso la citta', ci imbattiamo in un gruppo di uomini che ci invitano a pranzare con loro. Come straniera godo sempre dello status di uomo "ad honorem" e posso sedermi anch'io alla tavola. Pranzo ottimo. Ripartiamo.

Alle 6:00 in punto il nostro taxi ci lascia nel centro di Samarcanda. Dopo quasi 50 giorni e piu' di 10.000 km di viaggio siamo arrivati fino a qui. Lo spettacolo del Registan al tramonto vale tutta la strada percorsa fino a ora.

Domanda del giorno: ma che fine ha fatto Toto Cutugno?

24/09/05 nella CENTRAL ASIA | Permalink | Commenti (2)

TAJIKISTAN FBI

Un passo indietro. La mattina dopo il matrimonio visitiamo Khokand con la guida di Sabina e Victoria, due diciottenni dell'Istituto Pedagogico, conosciute la sera prima. Estremamente carine e senza la parcella finale per i loro servizi. A mezzogiorno diamo l'addio a Masha e ci dirigiamo verso il confine Tajiko.

Quando il nostro autista si ferma fra i campi di cotone nella pianura assolata, ci aspettiamo che sia la sosta motore di routine e non il fine corsa. Il confine di Besh Arik-Kanibadam sorge nel mezzo del nulla ed e' completamente deserto. Le relazioni tra i due paesi non sono mai state buone e a quanto pare non c'e' grande desiderio di scambio. I doganieri, al contrario, hanno il desiderio di concentrarsi su chiunque capiti loro sotto mano.

Il lato uzbeko si compone di 4 fasi di controllo: il primo sfoglia ripetutamente il passaporto, il secondo registra su un libro, il terzo registra al computer e timbra, il quarto sbriga le dichiarazioni doganali. Il tutto ad intervalli di qualche centinaio di metri, che fanno illudere ogni volta di aver finalemente superato la prova. Al quarto livello, per un attimo, sudiamo freddo. Il controllo ai raggi X visualizza il treppiedi nel mio zaino, che allarma il poliziotto. Lo estraiamo e, per mostrare la vera natura dell'oggetto, ci montiamo sopra la mia Nikon. Ci chiede di fare una foto, per avere la prova finale che non si tratti di qualche ordigno nucleare di produzione giapponese, poi afferra la macchina e inizia a toccacciarla e a dire cose che non capiamo, lanciandoci strani sguardi d'intesa... Eccoci qui, mi dico, vittime del classico abuso di potere. Non c'e' nessun testimone, nessuno che ci possa aiutare. La mia macchina verra' sequestrata per soddisfare il capriccio di un doganiere uzbeko.... Mi sto gia' rassegnando all'idea di averla persa, quando mi viene restituita. Intuiamo solo allora che il doganiere stava soltanto cercando il display su cui guardare la foto scattata pochi secondi prima. Il mondo digitale tira fuori veramente la parte piu' vanesia di ognuno di noi!

Comunque, una cosa che davvero mi dispiace e' non poter avere immagini a testimonianza dei confini surreali che attraversiamo. Di questo in particolare. Il divieto di foto regna sempre sovrano, e non ci sembra il caso di infrangerlo. Ma credetemi quando vi dico che ogni confine e' una scarica di adrenalina, e se ripenso a noi due che ci spostiamo a piedi fra soldati armati e il filo spinato, sotto il sole cocente e l'assoluto silenzio, vorrei averne un video, perche' forse un giorno dubitero' io stessa di essere stata veramente li, in carne ed ossa.

Concluso il percorso vitae uzbeko arriviamo alla parte tajika, accolti da militari con tanto di mitra in bella vista. Ma il diavolo non e’ cosi brutto come lo si dipinge. Nella guardiola in cui consegnamo I passaporti c’e’ in corso un piccolo party e il nostro arrivo viene accolto con grande entusiasmo: "Kanada? Do you like fish? River?" "Italia? Mafia. Football. Tourist? Welcome to Tajikistan!"

Il resto dei controlli si risolve in pochi minuti. Fuori dal confine stiamo cercando di contrattare un taxi quando una macchina della polizia si affianca chiedendoci di salire, in un inglese molto “AliGco”:“Me Tajikistan FBI. Me help you” Prima di poter dire di no, siamo gia’ invitati a casa per la serata. Alisher ha 24 anni e tutti gli incisivi in oro massiccio. A casa lo aspettano la moglie e la figlia di 4 mesi, e presto arrivano anche il fratello, la cognata, il nipote… Il fratello e’ maestro di musica e attacca alla chitarra, Henri all’armonica in pochi minuti e’ gia’ in piena sintonia col folk uzbeko. Ceniamo sul baldacchino all'aperto, con la luna quasi piena incorniciata tra gli alberi di melograni e peschi del giardino.

Dopo cena, I nostri giacigli vengono preparati nello stesso punto, coperti da una zanzariera, e trascorriamo una fantastica notte insonne, in ascolto delle meraviglie del regno animale: cani, gatti, rane, svariati tipi di insetti, la pecora che pascola nel giardino, le mucche dei vicini...Nella campagna tajika, non manca davvero nessuno. Giurerei di aver sentito anche i due liucorni....

20/09/05 nella CENTRAL ASIA | Permalink | Commenti (2)

RISPOSTE DA DUNSHANBE

Un breve post di risposte, alle molte domande pervenute. (mi sento un po' Susanna Agnelli...)

Accesso ad internet. Quando capitiamo in citta', tra un pascolo e l'altro, riusciamo bene o male sempre a trovare rifugio in un internet cafe'. Paradossalmente, credo sarebbe piu' difficile aggiornare il blog in Italia o altri paesi con diffusione di computer tale da rendere superfluo tale servizio. Riuscire a trovare uno studio fotografico in grado di scaricare il contenuto della macchina digitale su CD e' opera un po' piu' complessa, ma siamo riusciti a farlo un paio di volte e speriamo di avere ancora la stessa fortuna. Alcuni computer hanno il lettore CD funzionante e siamo riusciti percio' anche ad inserire le foto sul blog. Il tutto ovviamente accompagnato da eccellenti doti mimiche...

Soldi. In questa parte del mondo gli ATM internazionali sono quasi inesistenti, i circuiti Visa molto rari e visto che NESSUNA banca di Busto Arsizio e' stata in grado di emettere Travellers Cheques (dicendo che non esistono piu'...ma chissa' come mai gli altri viaggiatori che incontriamo li hanno sempre. L'Italia dev'essere troppo avanti......) la nostra ultima spiaggia e' il buon vecchio CASH. Alloggiando sempre in hotel senza servizio di cassaforte, non ci resta che portarci tutto dietro, nascosto in vari anfratti della nostre persone. (Il nuovo soprannome di Henri e' l'Uomo da sei milioni di dollari...) in realta' non ci siamo portati molto e quindi dobbiamo davvero stare attenti a come li spendiamo, se vogliamo sperare di arrivare alla fine..... Un buon esercizio in preparazione alle nostre nuove vite italiane, dopo le spese folli di Shanghai!

Svetlana: la mia identita' segreta. Ebbene si, ammetto di aver provato a studiare il russo piu' volte negli anni di Ca' Foscari (e di aver indossato imbarazzanti scialli di lana - ma chi di noi non l'ha fatto, nei rigori invernali degli appartamenti da studenti?) Purtroppo allora il mio cervello era fissato sulla frequenza "caratteri" e non c'e' stato verso di modificralo in "cirillico". Quest'ultimo anno ci ho riprovato e finalmente qualcosa ha attecchito. Il vocabolario e' ancora limitatissimo, ma cresce di giorno in giorno, la grammatica inesistente, ma per una volta non faro' la perfezionista, basta che mi diano una tazza calda di borsch, sia essa femminile o maschile. Se non altro riesco ormai a leggere senza problemi, il che non significa capire cosa sto leggendo, ma ci aiuta in molte situazioni (tipo trovare gli incroci delle strade) Le doti mimiche rimangono sempre di grande aiuto...anche perche' non dimentichiamo che il russo non e' piu' la lingua ufficiale delle repubbliche e quindi ci si trova sempre impantanati in un misto di lingue, turche e persiane, che aggiungono un'ulteriore nota di colore al tutto...

Dasvidania a tutti, e mi raccomando, continuate a scriverci!

20/09/05 nella CENTRAL ASIA | Permalink | Commenti (5)

IL MATRIMONIO UZBEKO

La notte all'hotel Ziyorat trascorre senza inconvenienti (E' solo in Cina che qualcuno cerca regolarmente di entrarti in camera, non per forza con cattive intenzioni...) Il mostro sovietico non prevede la colazione e ci mischiamo percio' tra la folla del bazaar, per incominciare la giornata con uva fresca, pane appena sfornato, te caldo e la versione uzbeka della Zuppa del Casale. (il tutto per 500 sum...meno di 50 centesimi!)

Img_5273La giornata in questa roccaforte della via della seta prevede la visita di Margillan, un paese famoso per le sue seterie, in alcune della quali la produzione avviene ancora completamente a mano. La fabbrica Yodgorlik e' bella e ben tenuta e i diversi edifici sono collegati da bei cortili all'ombra dei vitigni. L'ultimo rampollo della famiglia parla un ottimo inglese ed e' felice di mostrarci tutto il procediemento.

Seta_2 Per la prima volta vengo a diretto contatto con i bachi da seta e il processo di estrazione dei fiamenti, in uno stanzone dall'odore nauseabondo, tanto caldo e umido, da far rimpiangere i pomeriggi di luglio Shanghaiesi. Ammettiamolo ragazze, quando indossiamo le nostre belle vestaglie di seta si fa fatica ad immaginare che tutto alla fine derivi da larve morte che si automummifcano avviluppandosi in un guscio lattiginoso...Seta_3

Una decina di signore lavorano con le mani immerse in calderoni d'acqua bollente, maneggiando centinaia di ovuli alla volta. Una di loro mi regala un baco ancora intatto, bianco candido, e vi attorciglia del filo gia' estratto.

Fili I passi successivi sono meno rivoltanti, ma altrettanto difficoltosi. Nella sala della tintura l'alchimista del colore mischia fiori, cortecce e semi, per ottenere splendidi colori naturali, Piu' avanti, il maestro che compone la trama del tessuto da semplici rocchette di fili, muove le dita a velocita' sovrumana.                                                                    Il passaggio finale ai telai e' affidato a decine di ragazze, che passano ore ed ore pestando sui pedali. Sotto le gonne colorate immagino abbiano polpacci da calciatore...

Dopo la seta e' la volta di un'altra delle mie passioni divoranti: la ceramica. Con un minibus raggiungiamo Rishton, un villaggio al confine con il Kyrgyzstan, famoso per la produzione di ceramiche dai colori blu cobalto e turchese. Sull'autobus incontriamo un ragazzo ce parla inglese e che "si offre" di accompagnarci a visitare direttamente qualche produttore (in verita' alla fine della giornata ci mostra il conto di 20 USD, il che ci lascia un po'' di sasso. Ma in fondo anche noi siamo gente che vive sulla conoscenza delle lingue, quindi paghiamo senza batter ciglio... la prossima volta pero' magari cercheremo di stabilire prima il costo di certe "amicizie")

Guidiamo dentro un labirinto di stradine di terra battuta, con case basse intonacate di bianco e portali azzurri, dietro cui si nascondono cortili colmi di fiori e di frutti. il maestro Asror produce grandi piatti da plov, con decorazioni concentriche, geometriche e floreali, la vista dei quali induce in uno stato di ipnosi tale da non poter fare a meno di acquistarli. Siamo stati a centellinare ogni grammo inserito nello zaino ed ogni mattina provo un certo sollievo quando ingerisco la compressa multivitaminica, eliminandone il peso. Poi a Rishton compriamo due piatti da plov di 30 cm di diametro l'uno... (Plov, piatto di riso, verdure e carne, servito su un piatto unico al centro della tavola. Pezzo forte di ogni cena uzbeka)

Visitiamo un altro paio di produttori, felici di mostrarci anche il procedimento (ormai a noi noto, dopo i corsi di Shanghai) e colleioni personali di antichi pezzi che mi mandano in visibilio...

Con 5 chili buoni in piu' negli zaini, saltiamo sull'ennesimo minibus, alla volta di Kokand alla ricerca degli splendori dell'antico khanato. In autobus un vecchio uzbeko ci offre del tabacco, che qui viene strategicamente posizionato fra i labbro e la gengiva inferiore, ma rifiutiamo. Non siamo ancora pronti a tanto... Giunti a Kokand giriamo per 1/2 ora in taxi alla ricerca del B&B segnalato dalla guida, solo per scoprire che il suddetto e' in ricostruzione. La padrona ci affida ad un'amica, Faya, che ci conduce a casa di un'altra amica, Masha. Siamo nelle mani di una cricca di donnone corpulente, sorridenti e colorate! E' chiaramente una casa privata con un letto in piu', e i 30 USD richiesti ci sembrano un po' una ladrata, ma apprezziamo il gesto, che ci salva, tra l'altro, dall'unico altro hotel della citta', l'Hotel Kokhand, a quanto pare infestato dagli scarafaggi.

Siamo affamati e Faya ci accompagna ad ristorante centrale, insieme all'autista di taxi, Olim, che ci ha evidentemente presi a cuore. Il caso vuole che al ristorante siano in corso i festeggiamenti di un matrimonio. Ora, non capiamo esattamente come accada, ma nel giro di pochi minuti ci ritroviamo seduti ad uno dei tavoi degli invitati. Il tutto e' particolarmente assurdo, perche' dubitiamo fortemente che sia Faya che Olim fossero loro stessi invitati. Gli sposi sono, da quel che riusciamo a carpire, i figli di due personalita' politiche del luogo, e la sala straripa di gente, su tavoli divisi per sesso. Io sono ammessa in un tavolo di uomini. Img_5300

Come credo immaginerete, il guardaroba di un viaggio come il nostro non prevede esattamente un'abbigliamento consono ad occasioni quali matrimoni. Avessi avuto un minimo di preavviso, avrei almeno potuto sfoggiare il mio famoso completo da Regina dell'Islam, che giace ancora inctoccato in fondo allo zaino.... Indosso invece luridi pantaloni verdi militare e maglietta grigio topo che indosso da Tashkent e in cui ho viaggiato, dormito, visitato i calderoni della seteria, giocherellato con la creta... Ora che ci penso, ho anche un baco di seta in tasca....Henri sembra il fratello giovane del Mullah Omar, con con una specie di corto kaftano da cui fuoriesce anche una buona porzione di petto. Eppure nessuno sembra notarlo, anzi, diventiamo immediatamente le star dello show. Credevo che queste situazioni avvenissero solo in Cina. Invece sembrerebbe che anche qui lo straniero possieda qualche strano potere d'incanto. Abbiamo svariate telecamere puntate addosso e gente che fa la coda per essere fotografata con noi. Img_5325

Ci viene richiesto di pronunciare qualche frase di buon augurio agli sposi, nelle nostre rispettive lingue. FACILE. Dopo l'augurio, la tradizione vuole che si danzi, e facciamo percio' un ballo a due, sotto gli occhi di tutti. DIFFICILE. Poi veniamo accompagnati al tavolo degli sposi che ci offrono dei soldi simbolici, che dobbiamo poi buttare in un tamburello. Siamo confusi....

Nella sua assurdita', ci sentiamo privilegiati di poter assistere a tutto questo. Ma quando finalmente Faya ci comunica che e' ora di tornare a casa, siamo abbastanza sollevati. Riusciamo a uscire di scena in maniera abbastanza inosservata. Soltanto schiere di bambini salutano la nostra partenza gettando frutta dalla finestra. Una mela mi arriva dritta in testa, esalando il suo succo a fissaggio della mia piega gia' abbastanza vergognosa!

Un'altra pazza giornata in Asia Centrale!

19/09/05 nella CENTRAL ASIA | Permalink | Commenti (5)

DRIVING ME CRAZY

Con lettera d’invito alla mano (e 140 USD sull'unghia…), ottenere i visti Turkmeni e’ questione di pochi minuti! Fatto questo non ci sono altre ragioni per rimanere a Tashkent. Ci dirigiamo dunque alla ricerca di un taxi per la prossima destinazione: Fergana!
In questa parte del mondo (forse anche in altre, ma non di mia conoscenza) esiste il concetto dello shared taxi, il taxi condiviso o come lo si vuol chiamare. Autisti di auto comuni si ritrovano in punti strategici della citta’ (stazioni autobus, stazioni, bazaar) e aspettano che quattro clienti debbano recarsi nella stessa direzione. Le destinazioni sono luoghi nelle vicinanze o citta’ a distanze anche notevoli. Il prezzo, a posto, e’ prefissato e il servizio e’ piu’ o meno quello di un autobus, ma piu’ rapido e flessibile. Se i prezzi non sono troppo elevati (e di solito non lo sono) io ed Henri cerchiamo sempre di affittare una macchina intera, per avere la flessibilita’ di fermarci lungo la strada a fotografare, senza suscitare le ire dei compagni di viaggio. (in realta’ cio’ non sarebbe neanche necessario, visti i numerosi pit stop che le auto sono sempre costrette a fare…Ma non e’ sempre detto che il motore si inceppi di fronte ad un luogo fotografabile e quindi, ove possibile, preferiamo scegliere l’opzione egoista)
Riusciamo a contrattare un taxi a 40 USD, per i 300 Km circa che ci separano da Fergana. Essendo gia' pomeriggio, l'autista porta con se un amico che gli dia il cambio per il viaggio di ritorno. Percorsi una ventina di chilometri, ormai lontani dalla citta', affianchiamo una vettura. L'amico dell'autista attacca bottone con il conducente, continuando a guidare.  Pochi metri dopo accostiamo, sia noi, sia l'altro."Adhyn minut" (un minuto). Scendono e si infilano nell'auto dell'altro. La cosa ci sorprende relativamente. Ci stiamo abituando alle strane dinamiche dei paesi stranieri. Henri ha l'impressione che stiano contrattando qualcosa....
Indovinate un po' cosa stanno contrattando?

...
...
NOI DUE!

I nostri autisti tornano e ci chiedono si cambiare auto. Il nuovo autista, apparentemente il FRATELLO del nostro, guarda caso sta guidando verso Fergana, e guarda caso e' capitato proprio accanto a noi sull'autostrada.... E' palese che si tratti di un'autista qualunque, che si sta davvero dirigendo in quella direzione con l'auto vuota e che sia dunque disposto a dividere i proventi di questa transazione.
Non ci mostriamo contenti della cosa, ma possiamo davvero rifiutarci di farlo?!?!? Il nostro vecchio autista ci conferma il prezzo da pagare. 20+20 = 40 e ci rassegnamo quindi a diventare merce di scambio, sull'autostrada, alla periferia di Tashkent.
Purtroppo il nuovo autista rivela subito la sua natura di psicopatico, e non solo per la velocita' che tiene. Si ferma accanto da un venditore di bibite, sul ciglio della strada. Si fa aprire una bottiglia d'acqua. Poi cambia idea e si rifiuta di pagare. L'acqua e' aperta e il venditore vuole essere pagato. Psycho scende, iniziano a litigare. Psycho lascia l'acqua, non paga, ritorna in auto e riparte sgommando.

Qualche chilometro, sosta benzina. Psycho scende, lasciando il motore acceso, e fa benzina... lasciando il motore acceso.  La macchina, contrariamente alle mie aspettative, non salta in aria.... (Chiedo qui il parere di esperti di oli e gasoli: ma quindi si puo' fare benzina senza spegnere la macchina?!?!? Avrei giurato di no....)) Ripartiamo, ma poco dopo inchiodiamo nuovamente nelle vicinanze di un'auto ferma intorno alla quale c'e' del fermento. "Adhyin minut". Psycho scende, e si va ad inserire nel gruppo. Non capiamo la dinamica della cosa, e con il dubbio di essere oggetto di una nuova speculazione, iniziamo seriamente a spazientirci. Discutiamo la possibilita' di prendere la nostra roba, di attraversare la strada ora che il nostro aguzzino e' lontano e di saltare sulla pima auto diretta a Tashkent. Ma prima di riuscire a prendere una decisione, siamo gia' ripartiti sgommando.
As ogni fermata di autobus lungo la strada, Psycho rallenta per cercare di tirar su qualcuno. Questo e' assolutamente contro i nostri patti di un'auto tutta per noi. Ma quei patti erano stati fatti con i precedenti autisti, e in ogni caso,
la voglia di fotografare ci e' passata completamente... Quando una distinta sgnora di mezza eta' accetta il passaggio, non ci opponiamo in nome della filosofia del "mal comune mezzo gaudio". La presenza della signora in effetti ci rilassa un po'. Ma dopo 40 km la signora giunge a destinazione, e ricomincia la pazza corsa. Oltretutto iniziamo a salire, fra tornanti e tunnel.
Img_5259Poi finalmente la valle. Il cuore dell'Asia Centrale, terra di cavalli preziosi per gli imperatori cinesi, crocevia di carovane, idee e arti. Sono davvero qui, e non posso credere che questo momento sia rovinato da questo idiota!

La strada si fa di nuovo diritta. Per due o tre volte si affianca ad altre auto in corsa, scambiando saluti e animate conversazioni, che normalmnte durano fino a che l'arrivo di un'auto nell'altra direzione non lo costringono a completare il sorpasso e rientare. Poi ci spiega: 'Era mio fratello". OK... siamo tutti fratelli! ("and when I say brother I do not mean REAL brother...")
Veniamo fermati in SEI posti di blocco. (sebbene lungo la strada ne passiamo molti di piu') I nostri passaporti
vengono richiesti una sola volta, le altre si accontentano dei documenti di Psycho. E sebbene andrebbero ritirati, per il bene dell'umanita', siamo grati del fatto che riesca a mantenerli per tutto il viaggio.
Tra le altre annoveriamo: stop meccanico per cambio completo dell'olio, stop in casa da te per spuntino pomeridiano, sebbene gli avessimo chiaramente detto che non intendevamo mangiare (evidentemente, il fatto che NOI non volessimo mangiare, non significava che lui non potesse fermarsi) e banchettare con un paio di fratelli ritrovati) Img_5256_1
Lungo la via riesce anche a rimorchiare ancora due ragazze, che diventaano subito oggetto di molestie, incluse un paio di aperte palpate. Psicopatico e maniaco. Noi dietro siamo testimoni increduli e impotenti...,

Finalmente raggiungiamo Fergana e l'hotel, ma l'incubo non finisce cosi. I 40 dollari IN TUTTO contrattati a Tashkent, improvvisamente si trasformano in 40 dollari A TESTA. Il fatto e' che, a quanto dice, lui ha anticipato gia' 50 USD ai due per prenderci a bordo, contando di ricevere 80 USDall'arrivo e di godere della differenza. Psicopatico, maniaco e idiota. Probabilmente sta mentendo, ma anche se cosi' non fosse, non vogliamo essere certo noi a pagare le consegenze della sua stupidita'. Dopo un'animata conversazione, nel campo neutrale della lobby dell'hotel ci impegnamo a offrire altri 10 USD, per coprire il torto subito. L'hotel costa solo 13 dollari a notte, quindi questi 10 dollari li possiamo sacrificare.

Psycho se ne va e anche se ho quasi la certezza che abbia mentito, mi rimane addosso una strana sensazione di tomore. Dubito che tornera'a cercarci e a derubarci nel cuore della notte, ma alloggiare alll'hotel Zyorat non fa che nutrire le fantasie horror. Un mostro di cemento sovietico decrepito, che svetta nel centro dela citta'. Le camere sono state disegnate probabilmente da Stalin in persona, con tanto di porte che si aprono all'esterno. Posizionamo ugualmente i nostri zaini davanti allingresso. Se qualcuno cercera'' di entrare, almeno forse inciampera'', visto il buio pesto che regna nei lunghi corridoi spettrali.... Buonanotte e sogni d'oro!

16/09/05 nella CENTRAL ASIA | Permalink | Commenti (0)

A SPASSO TRA GLI STANS!

Back on the road, the show must go on, chi si ferma e' perduto... frasi di autoconvincimento che ci ripetiamo per sopravvivere all'idea che ci aspettano 12 ore di autobus notturne, senza cuccetta, con attraversamento di 2 confini e faccia a faccia con il disappunto degli altri viaggiatori, evidentemente consci del fatto che avere stranieri in autobus significa ritardare INDEFINITAMENTE ogni passaggio di dogana.... Queste le simpatiche premesse con cui ci accingiamo a "conquistare" l'Uzbekistan.

La presenza di catene montuose nel Kyrgyzstan occidentale e soprattutto il fatto che il sistema stradale risalga a tempi in cui, volente o nolente, questa parte del mondo apparteneva ad un'unica entita' politica, sono le ragioni per cui la strada che unisce Bishkek a Tashkent corre per gran parte in territorio kazakho...ops!

Fortunatamente siamo riusciti ad ottenere dall'ambasciata kazakha a Pechino, un visto di doppio ingresso e abbiamo dunque tutte le carte in regola per questa scampagnata. Non siamo degli sprovveduti, come forse temono i compagni viaggiatori.

L'autobus non e' poi malvagio. A parte l'odore di Vodka Schnapps che impregna le tende consunte in velluto color smeraldo, i sedili sono sufficientemente ampi (evidentemente progettato considerando la componente genetica slava) e inclinati al punto giusto per dare l'illusione di potercisi addormentare. E in effetti riusciamo a prendere sonno...del resto, dopo due notti di yurta dormiremmo anche stivati nel bagagliaio. Fortunatamente il sonno e' leggero abbastanza da farmi rendere conto della sosta all'arrivo del primo confine. Ditemi se sbaglio, ma chiunque penserebbe che giunti al confine ci sia qualche pubblico annuncio, l'accensione delle luci, semplicemente un po' di traffico della gente che scende dall'autobus. NO. Niente di tutto cio'. Apro gli occhi e l'autobus e' gia' semideserto. Mi avvicino al conducente e con la mia forma di comunicazione essenziale ( "Kazakhstan? Pazport? Da? Spasiba)" ho la conferma che e' ora di scendere.  Abbiamo il dubbio che sia una congiura contro di noi e che abbiano tentato di farci riamanere nell'autobus all'oscuro di tutto, preferendo l'accusa di contrabbando di stranieri, piuttosto che l'attesa....
L'attraversamento del primo confine in realta' si rivela essere una passeggiata. (anche nel vero senso della parola, perche' ogni passaggio e' percorso a piedi, tra cancelli, spartitraffico, guardiole.) I kirghizi ci fanno uscire con la stessa nonchalance con cui ci avevano fatto entrare (una storia che non ho raccontato, basti solo dire che l'unico commento del doganiere alla vista del mio passaporto era stato: "Piccola bambina italiana." STAMP! visto timbrato, passaporto consegnato.) I Kazakhi effettuano qualche controllo in piu', ma nulla di preoccupante. Anzi, con la scusa che non parliamo la lingua, ci assegnano all'unico funzionario che parla inglese, una bella signora gentile solo per noi. In questo modo riusciamo perfino a completare il percorso prima di alcuni nostri compagni di viaggio, alla facciazza loro. Il viaggio riprende, e la notte passa in uno stato comatoso dato dalla stanchezza e dagli effluvi delle tendine.
Alle nove circa, arriviamo nelle vicinanze del secondo confine (quello Kazak-Uzbeko) che, come temuto, si rivela essere anche la fine della corsa dell'autobus. La seconda gimcana in 10 ore e' fatta con gli zaini in spalla. L'autobus in verita' si ferma a circa un chilometro dal primo posto di blocco, da percorrere tra l'assillo dei cambia valuta e gli sciami di vespe. L'uscita dal Kazakhstan e' liscia come l'olio. Ormai siamo degli abitue'...

Ma il vero timore della giornata e' il confronto con gli uzbeki. Dopo gli scontri di maggio ad Andijian, sfociati nel sangue e la successiva scia di critiche internazionali, la risposta del governo uzbeko e' stata di decisa chiusura. Basti dire che a giugno, dall'oggi al domani, e' stato dato lo "sfratto" alla base militare di Karshi, creata poco dopo l'inizio della guerra in Afghanistan e con un affitto annuale di 50 milioni di dollari. (solo l'affitto della terra, senza contare i costi dei diritti di volo etc.etc...) Con queste premesse, ci aspettiamo di avere difficolta' ad entrare, nonostante i nostri visti siano in regola. Ancora una volta, la situazione reale si rivela essere diversa dalle aspettative create dal mondo dei media. Il militare nella guardiola maneggia i nostri passaporti per qualche decina di secondi, piu' che altro per trovare il visto giusto, tra i tanti che ormai abbiamo collezionato. Sceglie prima il mio. Pronuncia il mio nome, come se stesse per pronunciare una sentenza: "ROSSANA COLOMBO. DA?" "DA" rispondo, decisa. Poi mi guarda, guarda la foto, mi riguarda e mi dice: "Italianska...Italian football very good!" STAMP! Visto timbrato, passaporto consegnato. Henri dopo di me entra con la stessa facilita' (salvo il commento sul calcio, ovviamente).

Img_5252Tashkent, la capitale, e' a meno di 20 minuti di taxi dal confine. Troviamo un hotel economico, ma con tutto l'occorrente, incluso la possibilita' di fare un bucato. Per la prima volta in 5 giorni vediamo acqua corrente e la doccia e' una sorta di rito di rinascita. Abbiamo perfino CNN, con "Katrina. The Atftermath. Un po' tipo "Christine, La Macchina infernale" o "Carrie, Lo Sguardo di Satana". E' assurdo come gli americani riescano a trasformare in uno show perfino le proprie tragedie. Comunque... preferiamo trascorrere tempo sui viali di Tashkent, la quarta citta' piu' grande ai tempi del'Unione, e decisamente la capitale piu' grande degli Stans visitati fino ad ora. Cio' nonostante, anche qui la vita sembra trascorrere a ritmi tranquilli e rilassati. Splende il sole, non c'e' traffico, tutto e' immerso in una piacevole quiete. Basta lasciare i viali principali e addentrarsi in una via laterale qualsiasi e sembra di essere alla Madonna in Veroncola. E poi...ma dove sono tutti?!?!? E' questa davvero una citta' con 2.600.000 abitanti?!?!? La Cina ha sicuramente viziato per sempre i nostri termini di giudizio, ma qui pare che davvero non ci sia in giro nessuno.....

Img_5234_3Mi sento ancora a mio agio in maniche corte, tuttavia le donne iniziano ad apparire piu' coperte  rispetto ad Almaty e Bishkek, dove gli effetti della glasnost erano chiaramente visibili sull'abbigliamento della popolazione femminile....e quando dico chiaramente visibili, intendo CHIARAMENTE VISIBILI! Non e' una critica la mia, solo sorpresa. Non mi aspettavo certo di arrivare in Asia Centrale e trovare la moda della gonna bianca con perizoma.... (per la felicita' dell'utenza maschile del blog!) Ma forse e' ancora una volta la realta' che cozza con i preconcetti....


15/09/05 nella CENTRAL ASIA | Permalink | Commenti (5)

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