AND THE WINNER IS...
Ovvero, attraversare il confine sino-kazako come a passeggio su Hollywood Boulevard...
30 Agosto 2005. Ore 9:30.
Abbiamo lasciato l'Yili Hotel prima dell'alba per arrivare al confine prima dell'apertura, ma tutto giace nel silenzio e non c'e' nessuno in vista, soltanto una guardia di dogana rintanata nella guardiola di metallo arrugginito, oltre il cancello chiuso. "Il confine e' chiuso, non riaprira' fino a domani alle 10:00". Una festa nazionale kazakha non meglio identificata, ha lasciato tutto il paese fermo per 2 giorni, confini inclusi. La guardia enfatizza il tamen (loro), per far notare che sono i Kazakhi a voler chiudere il confine. Se fosse per la Cina, sarebbero aperti e funzionanti 365 giorni l'anno... Imprevisti che capitano. Sorridiamo all'idea che, sotto sotto, la Cina non ci voglia lasciar andar via e ci rassegnamo al fatto di dover trascorrere 24 ore a Korghos.
31 Agosto 2005. Ore 9:00.
Illusi di poterci posizionare a buon punto della coda, arriviamo al confine un'ora prima dell'apertura solo per trovare una massa da stadio, congregata disordinatamente a ridosso del cancello. Ci sono gli arretrati di due giorni di chiusura, ognuno carico di borse, carrelli, valigie, sacchetti. Korghos sembra essere il classico confine di serie B, il confine dei disperati che si arrabattano a trasportare merci cinesi oltre confine da rivendere a caro prezzo. Il sole splende e la catena innevata del Tianshan fa da sfondo alla lunga cancellata: la nostra odierna terra promessa, la mia 35esima crocetta. Dopo i consueti rituali militari, una guardia arriva ad aprire lo spiffero di passaggio... Inizia il putiferio. La folla impazzisce, spinge verso il cancello, borse passano sopra le nostre teste e vengone gettate dall'altra parte della cancellata. I piu' arditi scavalcano il cancello. Io resisto per circa 40 secondi prima di rendermi conto che non ho nessuna intenzione di vivere questa situazione da attarversamento illegale della Cortina di Ferro, ne', tanto meno, di farmi schiacciare da questa massa di huligans sino-sovietici per una crocetta... Henri non e' d'accordo, "Do you want to get stuck here?" "Better stuck than crushed" e' la mia risposta, mentre tento di uscire dalla folla. Henri resiste ancora un attimo, poi mi raggiunge.
Ci spostiamo verso il cancello di passaggio degli automezzi, ma la guardia e' categorica sull'impossibilita' di passare a piedi da li. Scandaglio ogni autobus in coda, ma nessuno e' disposto ad accettarci a bordo. Prima di gettare la spugna e tornare all'albergo, faccio un'ultimo tentativo. Il mio panico da folla (sacrosanto, a mio parere...) ci ha messi in questa situazione e tocca a me cercare di risolverla. Non potendoci permettere la carta della corruzione (un passaggio in macchina costa 100 USD), gioco la carta della compassione. Intravedo un poliziotto che sembra avere il controllo sui mezzi che si avvicinano al cancello. Lo fermo e inizio lo show. Occhio da bambi, voce tremante da donna sull'orlo di una crisi di nervi... (conversazione in cinese) "Siamo bloccati qui da due giorni, domani mattina abbiamo un volo da Almaty per tornare al nostro paese e oggi e' l'ultima possibilita' per attraversare il confine, ma c'e' troppa gente, e' impossibile, c'e' troppa gente.... In nome dell'amicizia dei popoli, la prego di aiutarci." Risposta insperata: "Un attimo, vedo cosa posso fare" Si allontana. Lo vediamo parlare con un paio di persone, parlare ad una ricetrasmittente. In pochi minuti ritorna verso di noi, accompagnato da un'ufficiale in divisa della dogana, minuto e anziano, che ci viene presentato come il "lingdao" (il comandante) Spieghiamo direttamente a lui tutta la situazione. Anche per il bis, interpretazione impeccabile. Tra un "mei xiangdao..." (non immaginavo...) e un "buhao yisi" (mi perdoni per il disturbo...) il lingdao ci dice di seguirlo. Lo seguiamo oltre la sbarra degli automezzi...lo seguiamo superando la coda di coloro che, passato il cancello, attendono di entrare in dogana...lo seguiamo oltre la coda di coloro che, entrati in dogana, attendono il controllo passaporti. Ci affida ad un altro ufficiale che compila la "exit card" per noi. Il controllo passaporti e' immediato. Sento gli occhi di tutte le decine di persone in coda puntati addosso, e tra i commenti della folla riconosco una frase in cinese: " Dev'essere una qualche celebrita' americana..."
Superato il controllo passaporti, usciamo nel cortile dove il lingdao ha organizzato una macchina che ci giudi immediatamente al controllo passaporti kazako. "Feichang ganxie, lingdao" "MEI SHI..." ("Lingdao, le sono estremamente grata.." "Di nulla...") Cosi', lasciamo la Cina, con l'immagine del lingdao di fronte agli occhi, prima che chiudano la portiera.
Lasciamo la Cina un po' come l'abbiamo vissuta: da privilegiati. Lasciamo la Cina con la conferma di cio' che Iole mi disse una volta, e che reputo ancora come una grande verita' "In Cina, quando qualcuno ti da un calcio in culo, c'e' sempre qualcun'altro pronto a raccoglierti per non farti cadere" . Lasciamo la Cina e chiudiamo un capitolo agrodolce...
E l'avventura, ora, inizia davvero....

Il sole tramonta rapidamente. Dobbiamo tornare, se vogliamo sperare di ritrovare le biciclette e la strada di casa. Henri ci da appuntamento sotto e si butta a capofitto nella sabbia! Io ed Elena indugiamo. Scendiamo lungo la cresta da cui siamo arrivate, ma siamo troppo lente e si fa buio. Ad un tratto Elena si volta e mi dice: "Io mi sa che mi butto. Ti dispiace?" Io la guardo e le dico: "Mi sa che mi butto anch'io!" Ci guardiamo negli occhi e poi giuuuu'''''!!! E' fantasticooo!! Saltiamo qua e la, attitutite dalla sabbia. Ad un certo punto ci fermiamo, ad ammirare ancora una volta il paesaggio e piegandoci a 90 gradi, certe della presa alle caviglie, siamo improvvisamente sospese per aria, parallele a cio' che e' sotto di noi. Ci sentiamo un po' bambine...drogate! Piu' si scende e piu' occorre fare attenzione a non calpestare i cespugli spinosi cresciuti per le abbondanti piogge di quest'anno. La discesa e' lunga ed esilarante. Vorrei rifarla, se non fosse gia' quasi buio e, soprattutto, se non fosse una menata infinita ritornare in cima...

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