IL DIAVOLO NON E COSI' BRUTTO COME LO SI DIPINGE...
Vi scrivo ancora una volta avvolta dalla mia sciarpa, che ormai indosso con una disinvolutura che non credevo possibile e con ciocche di capelli ribelli che fuoriescono spudoratamente. E pensare che meno di 2 settimane fa mi preparavo ad attraversare la frontiera turmeno-iraniana fissandomi la sciarpa con le mollette, per far si che che neanche in capello facesse capolino, con risultati vergognosi...un misto tra Peline e Lawrence d'Arabia. Ma dopo giorni di intenso studio del pret-a-porter iraniano mi pare di essere giunta alla conclusione che la condizione necessaria e sufficiente sia di coprire nuca, orecchie, collo e bacino. Coprire il resto e' a discrezione (ma non so se propria, o di padri e mariti....) Quindi si passa dai chador completi, a veli stile passamontagna che incorniciano il volto, accompagnati da lunghi grembiuli fino al ginocchio, e infine a foulard colorati e camicie attillate appena sotto il bacino sopra a jeans arrotolati a mostrare le caviglie, e ciliegina sulla torta, enormi occhiali da sole. Frange e ciuffi non solo escono, ma attirando su di tutte le attenzioni altrimenti dedicate ad un'intera chioma, mostrano risultati che sfidano le migliori creazioni Anni Ottanta. Ovviamente la proporzione Chador/Jaqueline Kennedy varia a seconda che ci si trovi in citta' o in paese, in luoghi piu' o meno sacri. A Mashad, per esempio, la citta' piu' sacra dell'Iran, i chador sono ovunque. Ho dovuto indossarne uno anch'io, per poter visitare il complesso sacro nato intorno alla tomba dell'Imam Reza e luogo di pellegrinaggio per i musulmani sciiti. Una delle donne delle pulizie dell'hotel in cui alloggivamo mi ha mostrato come indossare questa sorta di lenzuolo a mezzaluna, ma al momento di farlo non sono riuscita a riproporre la piega sulle tempie, il trucco che dovrebbe consentire di portarlo attaccato alla fronte, e quindi tutto la mia visita e' stata una lotta per poterlo tenere su e soprattutto per non inciamparci, perche', inutile dirlo, non sono stata nemmeno in grado di rimboccarlo, come invece fanno tutte queste magnifiche donne, che aleggiano per le vie, o quelle piu' anziane che se lo tengono addosso solo con i denti, con una smorfia al volto che le fa sembrare molto piu' arcigne di quanto in verita' non siano.
Se il velo e’ imposto a tutti, stranieri compresi, il ramadan e’ una forma di imposizione molto piu’... velata… Non saremmo tenuti a rispettarlo, se non che, e’ molto dificile trovare cibo. Tutti i ristoranti sono chiusi e ci e’ capitato che alcuni dei negozi di alimentari aperti, si rifiutassero di servirci. Quando possibile, ci premuniamo acquistando qualcosa la sera prima e se non possiamo tornare in hotel e mangiare lontano dagli occhi altrui, cerchiamo di trovare luoghi appartati in cui mandar giu’ almeno un pezzo di pane e un sorso d’acqua. Si perche’ se del cibo possiamo anche fare a meno, non bere nemmeno una goccia d’acqua, tra il caldo e la fatica delle visite non e’ semplice. Cerchiamo sempre di essere molto discreti, ma ogni tanto ci capitano scene fantozziane… “tu mangiare!!!” In prossimita’ del tramonto, si inizia a respirare un’atmosfera da blocchi di partenza e non appena il muezzín canta il cibo compare. Ovunque ci troviamo, c’e’ sempre qualcuno che ci allunga un pezzo di pane, un dolce, un frutto…Ci e’ capitato perfino camminando. Un bell’esempio di comunione!
Il canto del muezzin…un richiamo, un suono che scandisce il tempo, con la sua cadenza malinconica e quasi ipnotica. Ci e’ capitato di ascoltarlo in luoghi magici, come tra le rovine di Persepoli, sulla collina piu’ alta da cui, si racconta, Alessandro Magno, ebbro, appicco’ il fuoco che in una notte divoro’ l’intera citta’.
Fare i turisti fai da te e’ un’arte che da soddisfazioni, ma ogni tanto e’ bello dipendere da altri. A Tehran e Esfahan siamo stati ospiti di un amico dei genitori di Henri e della sua famiglia estesa. Persone incantevoli, con un amore per la cultura del proprio paese che ci hanno deliziato con una calorosa ospitalita’, la migliore cucina persiana e tante piccole perle di saggezza. Ho imparato che il succo del melograno puo’ essere bevuto directamente dal frutto, senza nemmeno sporcarsi le mani, che esistono i limoni dolci, che i pistacchi freschi assomilgiano a dei minuscoli manghi e a bere il te amaro con in bocca un pezzo di zucchero cristallizzato, simile ad un’ambra, che una volta sciolto rilascia un seme di cardamomo. Un paese geniale!
Anche quando siamo soli siamo sempre circondati da grande disponibilita’ e ospitalita’. Se viaggiamo in pullman, nelle soste vengo regolarmente “adottata” dalle donne viaggiatrici, che mi accompagnano in bagno, aspettano che abbia finito e mi riportano all’autobus. Il bagno delle donne, o gli ingressi riservati alle donne per moschee o altro, anche se scritti solo in farsi sono di solito riconoscibili dalla presenza di una tenda che ne copre l'ingresso, tenendo le donne ancor piu' celate. Per la stessa logica, non esistono parrucchiere da donna che diano direttamente sulla strada. In compenso pero' mi ' capitato di vedere un uomio farsi la doccia a porta aperta, sul corridoio di un alberghetto di Kashan....Forse andrebbero riviste un attimo le priorita'....
Anyways....
La separazione e' in alcuni casi molto netta, come ad esempio sugli autobus cittadini. Agli uomini e' destinata la prima meta', alle donne la seconda. In altri casi, netta e ridicola. Una sera, tornando in uno dei soliti shared taxi, una donna si e' seduta accanto a me, nel sedile posteriore, e un uomo, pur di mantenere le distanze ha preferito salire davanti, spostando henri praticamente a cavallo del cambio. L'autista non ha detto nulla e ha continuato a guidare rannicchiato contro il finestrino e impossibilitato a cambiare marcia....
A parte queste aspetti per noi cosi' assurdi, la vita qui e' molto piu' normale, serena e vivibile di quanto ci si possa immaginare e di quanto non lo fosse in Cina o negli altri posti visti fino ad ora. A Shiraz, in una casa da te nel cuore di un bel giardino, seduti su kilim colorati, bevendo te e fumando una deliziosa pipa ad acqua alla mela, mentre intorno a noi la gente passeggia e alcuni giovani venuti in visita alla tomba del poeta Hafez ne recitano le poesie, non ci si puo' non chiedere: "Siamo davvero al centro dell' asse del male?!?!"
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